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Antonio Della Corte

Fascia d'età:
under 40
Descrizione

Il lavoro di Antonio Della Corte prende forma nella dimensione discontinua del “resto”, dove tutto è già stato e dove tutto rimanda a qualcos’altro. L’artista la percorre, la interroga, l’attraversa, per poi immergersi in quello spazio che più di ogni altro vomita resti: la città. Della Corte perlustra ossessivamente il paesaggio urbano che lo circonda, esplora sia zone centrali che marginali.

È affascinato soprattutto dalla miriade di composizioni casuali che incontra per strada, da quelle accidentali combinazioni di forme e oggetti assemblate dal ritmo sconosciuto della metropoli, dalle imperterrite modificazioni antropiche o dal susseguirsi della pioggia e del vento. Il suo bagaglio visivo e concettuale è tutto basato su queste opere d’arte fortuite, su queste immagini anti-architettoniche che affiorano in maniera imprevista dalla città. All’investigazione urbana, segue una fase di lavoro in cui l’artista si affida a una “logica concreta”. Come il bricoleur di cui parla Claude Lévi-Strauss ne Il pensiero selvaggio (1962), Della Corte si rivolge a un insieme di elementi già esistenti che si trovano nella condizione dello scarto: vetrine vuote, cavi, neon e plafoniere, componenti di elettrodomestici ed ingranaggi meccanici. Si tratta di materiali declassati, non più funzionali, che l’artista preleva dall’ambiente circostante e che successivamente modifica, combina, sovrappone, decontestualizza, “per comprendere ciò che ognuno di essi potrebbe significare”. Il risultato di queste operazioni, tuttavia, non esprime la carica distruttiva dello scarto, né si dà come un esercizio di riabilitazione estetica, piuttosto, mira a prolungare l’attenzione su forme e oggetti che, proprio come quelle composizioni involontarie che incontra per strada, sembrano emergere per la prima volta dalle trame di un universo secondario.

Sebbene possano rimandare a forme familiari e a oggetti comuni, gli arcipelaghi di materia di Della Corte conservano un alone di impenetrabilità attraente che li lega a un mondo sotterraneo, silente, a tratti inquietante, dove tutto vive indipendentemente da noi e nonostante noi. Un mondo dove non esistono scarti e residui perché non esistono scopi e funzioni. Un mondo dove non esiste nemmeno la fine.  

Testo di Vincenzo Di Rosa

Posizione
Napoli
Video
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